La fiera. Borse, borsette, tappeti, tappetini per il bagno, jeans, padelle, dolci, il porchettaro, orecchini, braghette da calcio e magliette “originali”, bonghi e maschere da muro, libri (immancabile “La pesca nel lago”, 3€, o il manuale sullo yoga), binocoli, orologi da muro e canne da pesca. Ed etnie, quante: al giorno d’oggi, cingalesi, cinesi, veneti, marocchini, senegalesi. Stavo camminando in questa distesa di ombrelloni, sotto i quali i più organizzati possono sfoggiare persino una macchina per cuocere il riso e bacchette per tutti, quando mi sono trovato a pensare che senso abbia, al giorno d’oggi, una cosa come questa, dove i calzini di spugna stanno in fianco a chi vende orecchini o altre amenità new-age, con la merce che urla “costo quel che duro”: 5 € due giorni, 15€ tre lavaggi… E mi sono ricordato di quando mio nonno mi portava ragazzino alle fiere d’agosto in montagna: stessa storia, stessa atmosfera, giusto con quel filino di consapevolezza e cinismo in meno. E quanto gli dava sulla voce mia nonna con quei suoi acquisti che portava fieramente a casa e che lei non poteva sopportare, perchè inutili o troppo costosi. Ricordo come se fosse adesso quell’attrezzo magico per fare le verdure alla julienne, di plastica gialla con il coso per non tagliarsi le mani fatto a cipolla, con lo stantuffo che scendeva man mano che la verdura perdeva di volume, di plastica anch’esso, ma marrone. E com’era tagliente quella lama…a passarci le patate senza la protezione, ogni volta era un brivido quando si inceppava e le dita passavano vicino vicino. Ecco, quel coso – proprio lui, ma bordeaux, e proprio mentre stavo ripensando con amore al mio nonno – l’ho visto! Lo fanno ancora, e la bancarella era un tripudio di verdure alla julienne…secondo me, si vende ancora bene!
Comunque, qui, a Conselve, per non farsi mancare niente, c’hanno pure il banchetto di Scientology. A Tambre, allora, non c’era, e non nascondo che non ne sentivo bisogno alcuno…