Archivio per la categoria ‘life’

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un post di pubblica utilità

Novembre 23, 2007

abbiamo una certa età e tutti noi maschi, chi più chi meno, all’ingresso del fatidico mondo del lavoro (oppure in occasione di un matrimonio) ci siamo scontrati con una – tra le altre – difficoltà. Il nodo alla cravatta. ecco, con disegni e tutto, come fare

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one in the morning

Novembre 17, 2007

On a rooftop Manhattan
One in the morning
You said something
That I’ve never forgotten

mentre pj mi racconta di manhattan, io pedalo. Leggero, in questa notte di ghiaccio. Contento, tutto sommato. Devio la marcia della mia consunta bici e sfioro una 500 bianca, di quelle vecchie. Esprimo un desiderio. Alcuni secondi, di nuovo una 500, gialla. Un’altra carezza, un altro desiderio.  Felice, tutto sommato. ancora una rotonda. La strada di casa. Io, fermo davanti al cancello di casa, e le chiavi da qualche parte dentro il mio giaccone invernale. Sta cazzo di chiave nera, dov’è?

All’inizio della strada, una pattuglia di vigili avanza lentamente, inesorabilmente. Oh. I vigili. Sul lato opposto della strada, la mia polo. con due ruote in un parcheggio proibito. Trovata. I vigili passano. Si, ma infilarla è un’impresa, da ubriachi. Sembri proprio un cazzo di sospetto, con sto cappuccio tirato su, che trabatti davanti al cancello. Si trattengono qualche attimo in più allo stop. Se ti fermano, sei nella merda. se tornano indietro sei nella merda. se sposti la macchina e sei ubriaco, sei nella merda. Sta cazzo di chiave è entrata finalmente. oh, cazzo.

alcuni attimi di smarrimento totale.

oh.  cazzo.

rumore di metallo, ma niente riflessi.

Possibile che sulla porta di casa, dopo avere espresso due desideri, e uno dei quali riguarda la mia relazione, perda la fede?

no, per dire di come un rumore, il rumore della tua fede che cade, possa significare anni di vita che passano.

ah, alla fine la polo l’ho spostata, c’era un parcheggio nella via di fianco.

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fun home e la ruota della vita

Novembre 5, 2007

da questo grigio lunedì di novembre, vi racconto di un libro che ho regalato alla marghe (e che ho finito prima di lei) che mi ha piacevolmente colpito. Fun Home è l’autobiografia a fumetti di una disegnatrice di fumetti, scritto come si scrive un libro ma con la forza delle immagini; un percorso di consapevolezza sul rapporto con la propria famiglia (e il padre, in particolare) che sa penetrare i segreti di una crescita. Bello, molto.
Di questi tempi, spesso mi sento dire che gestire i rapporti con i propri genitori è proprio segno dell’essere diventati adulti. Lo credo anch’io, anche se purtroppo mi vedo incapace di governare come vorrei i rapporti con chi mi ha generato. E un pezzo di
grigiore di questa giornata arriva, vuoi o non vuoi, da una semplice “commissione” che mi hanno dato proprio loro: redigere un ricorso per separazione consensuale. la loro.

Ma il fatto che i miei decidano di separarsi pochi mesi dopo avergli comunicato la mia intenzione di sposarmi lo vedo ironico solo io? e non trovate che ci sia dell’assurdo nel fatto che non si rivolgeranno ad alcun avvocato per la redazione del ricorso, ma che lo facciano fare a me, come potrebbero farmi portare i vestiti in lavanderia o comprare un accessorio per il computer, e con la stessa leggerezza? Poi uno dice che deve andare in terapia per cose così e mi sa che c’ha ragione.

o sennò potrei andare a spellarmi le ginocchia giocando a bike polo… in inghilterra va di nuovo di moda (dopo un exploit chic neglii anni ‘30 del ventesimo secolo), chissà se qui succederà lo stesso… siamo molto molto distanti, ho idea, ma qualcosa cambierà se al bycicle film festival proiettano un corto su uno degli eventi di strada più importanti del genere. Comunque, personalissimamente mi guardo ancora dalla ruota fissa, almeno per il momento… ma l’idea non mi dispiace…

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la rocca e l’autunno

Ottobre 30, 2007

anna falchi va al nasdaq. e con questa le abbiamo viste tutte. qui nel frattempo piove, e mi viene la malinconia: cadono infatti le foglie d’autunno e lasciano spazio ai nudi rami invernali, come cani spelacchiati gli alberi. vorrei smettesse, ma solo per questo, perchè non ho nemmeno fatto in tempo ad accorgermi dei colori che subito la questione si fa tetra e spoglia. gli aironi di bovolenta, intanto, stanno sui fili e nei canali, indifferenti a queste scatole di metallo che guidiamo per andare a lavorare.

Eppure, qualche buona notizia c’è. Ho finalmente installato il 32 pollici (dono nuziale graditissimo, come immaginerete) per poter assistere a paolini stasera, come ottimamente segnalato da giacomob. Siamo stati nel fine settimana a urbino per l’ultimo weekend di corso (mi manca ancora la tesina, ma si provvederà anche a quella…) e siamo stati felici ospiti di giody (nome di battaglia del buon giovanni di falco, già protagonista di comuni avventure politiche universitare). Non solo l’ex-convento dove ci ha ospitato è una dimora deliziosamente arredata, ma quel che mi ha piacevolmente colpito è che davvero la sua ospitalità non ha confini, e non sono molte le persone fatte in questo modo. Aggiungiamo poi che a montecerignone c’ha casa pure umberto eco? No, non rileva. Rileva invece la bellezza delle Marche, la visita alla prigione di Cagliostro (ossia la rocca di San Leo), la buona cucina di quella zona e il contrappasso che a momenti causava il nostro breve soggiorno all’estero. Sì, perchè siamo stati a San Marino! e non c’è piaciuto per niente, visto che sembrava tutto finto, di plastica: la Marghe – quando vuole fare un esempio di un posto sputtanato dal turismo- cita sempre San Gimignano. Ecco, a me pare che San Marino sia un San Gimignano al quadrato, con la differenza che a San Marino ti puoi comprare una katana per strada. Se sia un bene, francamente mi astengo dal dire.

Lungo la passeggiata tra le vie, le piazze, le chiese, i mille negozi di San Marino, lo shopping diventa un piacere. Comprare a San Marino è facile. Tutto quello che si trova è a buon prezzo. Un souvenir è il primo istinto. Poi spazio alle emozioni più intense: un gioiello, un tipico prodotto artigianale, ceramiche, capi di abbigliamento firmati, profumi.

e voi, sapete lasciare spazio a “emozioni più intense”? Se vi interessa, la Marghe mi ha detto che ci vendono pure il Viagra!

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compitino n.2

Ottobre 19, 2007

nel patetico tentativo di vedervi interagire, continuo anch’io quello che è stato correttamente definito “dialogo tra ubriachi“, per segnalarvi questa cosa qui. si tratta di una ballerina che gira, o meglio di un esperimento di psicologia.

ora guardatela, senza sapere come la penso io.

mi dice il sito che io sarei portato più per “filosofia e religione”. il problema è che dice che non è che capisco, ma ci arrivo (credo sia questa la traduzione per “can “get it” i.e. the meaning”, in contrapposizione con “can comprehend”). no, quello che mi manda veramente via di testa è che il sito ti dice che con grande concentrazione puoi vedere cambiato il senso di rotazione, ma per me non c’è verso (BATTUTONE! ahahaha)
ora si apre il sondaggione, mentre io ho la sensazione che perderò la mattina dietro a sta cazzata…

ps. comunque, mentre leggo di qualcuno che vede la gente pranzare all’aperto (poverino, stà a roma!) a casa mia fa freddo, e il mio patetico tentativo di sfiatare i termo non sembra abbia prodotto risultati tangibili. neanche due goccine d’acqua a dir la verità (parentesi: già ho problemi a capire in che senso si avvita e si svita, ho pure due dita mezze malandate per lo sforzo immane). il fine settimana si preannuncia forzatamente casalingo, dal momento che devo ridare la macchina alla mia mamma. devo iniziare a preoccuparmi? :( qua, mi sa che i coniugi prenderanno la biciclettina e via, verso l’ikea o qualche altra struttura climatizzata.  la tristezza fatta weekend…

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palasina noa

Ottobre 10, 2007

che giornata… dovevo andare a bergamo per lavoro  (vi risparmio dettagli sulle code in autostrada, ma vi assicuro che non son stati bei momenti) e  avendo finito  attorno all’ora di pranzo, mi sono ricordato che un grosso tir mi aveva quasi tagliato la strada per girare a destra poco prima della mia destinazione; lì avevo visto una notevole concentrazione di camion e un simpatico cartello “azienda agrituristica menù fisso 10 euro”, sapientemente corretto a 11.

cosa volete…mi ci sono fiondato. e lì, sotto una grande falda del tetto, con travi a vista poggiate sui muri di un cascinale che era lì da molto molto prima che nascessimo, ho trovato un’italia che non mi capita quasi mai di vedere. Camice di flanella con le maniche tirate su, tatuaggi fatti “alla vecchia” su avanbraccia forti; un menù pensato per chi ha da fare fatica, il pomeriggio, e ne ha fatta anche la mattina. Il tavolone, lungo una trentina di coperti, e ti siedi vicino a qualcuno, dove ti ha detto la cameriera. Un baffo folto, e tante rughe sulla faccia del mio vicino. Una chioma ossigenata qualche mese fa, troppi mesi fa. E non importa se la carbonara odorava troppo di porco, né se i bocconcini di vitello ai funghi erano troppo duri (in compenso i funghi erano buonissimi…). Le bottiglie di liquori sulla tavola, chè il caffé te lo correggi da solo, ed è compreso nel prezzo. Non dimenticherò come ho guardato quelle persone,  cercando di capire che lavoro facessero, se fossero camionisti, muratori, imbianchini, elettricisti o operai. l’unica cosa che mi dispiace è di non aver avuto una macchina fotografica con me: quelle facce avevano davvero tanto da dire, a chi avesse avuto voglia di ascoltare.

Se aveste voglia di capitarci, qui le indicazioni del caso.

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il nuovo mondo

Ottobre 1, 2007

fatto. sposato, lunato e tutto.

alla vecchia, vi propinerei la classica serata di diapositive. nel nuovo mondo, invece, vi invito a fare un bel giro su flickr, dove vi aspetta il set “eolie”…

più avanti, ci saranno anche le foto del gran giorno in sè… soprattutto se sarete voi a mandarmele!!!

per il momento è tutto. anche se continuo a chiedermi perchè cazzo sono tornato indietro dalla luna di miele… voi almeno avrete un blog da leggere.ciaociao :-)

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a little gossip never killed anyone

Settembre 5, 2007

Uno dice: vai a mangiare al bar, che ci sarà di male? E invece, il male c’è. No mamma, non è vero che i panini fanno male allo stomaco… Non è vero e non è per quello, e comunque tu non sai neanche cos’è un blog sicché non stai leggendo tutto questo… (forse devo ricominciare a prendere quelle pastigline che mi tengono tanto quieto) Il male, ripeto, sta nel fatto che la narrativa di accompagnamento al desco giornaliero consiste in : Gazzetta (immancabile!), Il Mattino di Padova (niente Gazzettino, forse è roba troppo seria), Gotha (mensile -?- marchetta di esercenti provinciali) e – last but not least – DiPiù. Il fatto è questo:  uno va a mangiare e magari, prima o durante il pasto, visto che è da solo, si sente più a suo agio leggendo qualcosa, anche perchè tutto ’sto panorama da rimirare o controllare non c’è. Allora, entrando – prima ancora di dire ciao alle bariste – subito butta l’occhio se il giornale è impegnato e qualche volta lo è. Visto che il mio interesse per lo sport scritto è pari a zero, e la Gazzetta è comunque molto ambita, succede che la disperazione mi faccia prendere in mano – lo confesso – DiPiù.

La riga che c’è tra questo paragrafo e il precedente consideratela un momento di suspence, di sbigottimento, di apprezzamento grave di questo outing che mai avreste pensato di udire, o forse solo di un momento di tragica compassione e humana pietas nei confronti dello scrivente; consideratela come volete ma sappiate che Luca Dorigo torna sul trono a Uomini e Donne! Cioè posso capire che il ragazzo, dopo essersela presa in quel posto due volte da una certa Amalia (sempre nella stessa trasmissione che in un periodo di incerta salute di mente o forse solo demenza postprandiale mi è successo di aver guardato), e dopo essersi visto cornificare in diretta tv in un altro reality (GF), abbia avuto un momento di sbandamento e si sia lasciato convincere a questa piccola partecipazione a La Fattoria (un reality di un certo livello, che andava talmente bene che a metà strada hanno cambiato le squadre e pure aggiunto gente, ossia Luca) nella quale giocava il ruolo che gli riesce meglio, quello di una persona buona con saldi principi. Quello che non capisco – o meglio capisco il momento conto in banca – è come possa essersi lasciato trascinare un’altra volta in un ruolo da tronista che a questo punto secondo me non si toglierà più. Vero che il forte accento veneto gli avrebbe impedito una carriera da attore, ma cristo in qualche parte del mondo li stamperanno ancora i fotoromanzi, Luca, ti fai fare due foto e finisce lì, al resto pensano gli altri: vestirti, pettinarti, cosa farti dire e non lo devi nemmeno dire, c’è un fumetto apposta… tu continui a fare le tue orette di palestra e tutto andrà bene, ok?

Dopo questa mia modesta proposta, che peraltro lascia poco spazio a ogni discussione, vi rendo edotti che non c’è solo Veronica Lario a scrivere pubbliche lettere al marito. No signori, in casa Mediaset la via segnata da Veronica inizia a essere un’autostrada: c’è passata di recente anche la moglie di Demo Morselli, che chiedeva al marito di disfarsi di qualcuno degli animali che tiene in casa. E Demo come Silvio risponde, ma senza calare le brache e gli dice che i suoi 7 pappagallini li tiene tutti e non dà via neanche un criceto, va bene?  Se poi ci fosse scritto qualcos’altro non lo so, nè so quanti siano questi “numerosi” animali nell’occhiello, so che a un certo punto ho iniziato a impallidire e a girare vorticosamente la pagine come se in me fosse in atto una trasformazione. Intanto ho sentito il bisogno di una manicure, e poi di spinzettarmi le sopracciglia. Poi,  sorpassate un paio di madonne che piangono e che concedono grazie e l’immancabile ricetta del Vip-ma chi cazzo è questo che c’ha una faccia conosciuta come quella di un vigile che ti ferma per darti una multa, che l’hai già visto da qualche parte ma che se lo ritrovi gli dai un sacco di legnate- quando il peggio sembrava passato, sfogliando sfogliando ritrovo sulle colonne di Dipiù una storia de noantri. Don Sante. Quello che pare abbia fatto un figliolo che però non lo può dire, che però lui è un prete innamorato e se io ho fatto un errore è di essermi innamorato ma non c’è un canone del codice di diritto canonico che impedisca ai preti di innamorarsi o li punisca per questo (dichiarazione realmente resa alla stampa locale)… Quello che alla fin fine non ha fatto niente di nuovo (do you remember Sophia in “La Moglie del prete”, tra l’altro ambientato anche a Padova) nè di realmente scandaloso, visto che di preti che fanno malefatte ce n’è tanti e ne fanno pure peggio di così. Ma nel DNA del cattolicesimo c’è la confessione, espii e una bella spugna divina ti ripulisce (anche il resto funziona così in Italia ma il meccanismo si chiama prescrizione )… A prescindere dal mio anticlericalismo d’acchito e da quattro soldi, quello che vi stavo raccontando è che per fortuna a quel punto il mio panino era finito, la bottiglietta d’acqua pure, ero ritornato uomo e dei dettagli della storia (o di come veniva raccontata, che poteva essere forse più interessante) non ne ho voluto sapere nulla. Ho chiuso il giornale e incredibimente rasserenato dalla pausa pranzo, ho ripreso la strada verso la tastiera, grattandomi pure un po’ dietro il culo.

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La fiera.

Agosto 28, 2007

La fiera. Borse, borsette, tappeti, tappetini per il bagno, jeans, padelle, dolci, il porchettaro, orecchini, braghette da calcio e magliette “originali”, bonghi e maschere da muro, libri (immancabile “La pesca nel lago”, 3€, o il manuale sullo yoga), binocoli, orologi da muro e canne da pesca. Ed etnie, quante: al giorno d’oggi, cingalesi, cinesi, veneti, marocchini, senegalesi. Stavo camminando in questa distesa di ombrelloni, sotto i quali i più organizzati possono sfoggiare persino una macchina per cuocere il riso e bacchette per tutti, quando mi sono trovato a pensare che senso abbia, al giorno d’oggi, una cosa come questa, dove i calzini di spugna stanno in fianco a chi vende orecchini o altre amenità new-age, con la merce che urla “costo quel che duro”: 5 € due giorni, 15€ tre lavaggi… E mi sono ricordato di quando mio nonno mi portava ragazzino alle fiere d’agosto in montagna: stessa storia, stessa atmosfera, giusto con quel filino di consapevolezza e cinismo in meno. E quanto gli dava sulla voce mia nonna con quei suoi acquisti che portava fieramente a casa e che lei non poteva sopportare, perchè inutili o troppo costosi. Ricordo come se fosse adesso quell’attrezzo magico per fare le verdure alla julienne, di plastica gialla con il coso per non tagliarsi le mani fatto a cipolla, con lo stantuffo che scendeva man mano che la verdura perdeva di volume, di plastica anch’esso, ma marrone. E com’era tagliente quella lama…a passarci le patate senza la protezione, ogni volta era un brivido quando si inceppava e le dita passavano vicino vicino. Ecco, quel coso – proprio lui, ma bordeaux, e proprio mentre stavo ripensando con amore al mio nonno – l’ho visto! Lo fanno ancora, e la bancarella era un tripudio di verdure alla julienne…secondo me, si vende ancora bene!

Comunque, qui, a Conselve, per non farsi mancare niente, c’hanno pure il banchetto di Scientology. A Tambre, allora, non c’era, e non nascondo che non ne sentivo bisogno alcuno…

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agosto.

Agosto 24, 2007

allora. da dove cominciamo? giorni e giorni di assenza, nemmeno un avviso (ma nemmeno un vostro insulto per questa latitanza quasi forzata…sicchè tanto male non ci siete restati) e ora torniamo qui. in questo studio fatto di fascicoli rossi e carte che si accumulano. A una professione sulla quale mi interrogo, costantemente, e che talvolta mi sembra non essere quella che tutti i giorni vedo e che tutti i giorni vorrei. Nel frattempo, ho finito un libro (“Avvocatino, impara!”) che dovrebbero consigliare ai corsi di deontologia: per chi fosse interessato, qui lo trovate in pdf, visto che non lo stampano più (ed è un vero peccato).

Ancora: meno di un mese al mio matrimonio. centinaia di dettagli da curare e seguire passo passo, che mi hanno portato in questi giorni di “ferie” a stare a siena e zigzagare tra un noleggio coperture per esterni e il catering, le forniture di tovaglie e le tipografie… Non pensavo fosse una cosa tanto complicata. E probabilmente nemmeno lo è, c’è solo dell’inesperienza da parte mia nella faccenda, visto che riesco a stento a ricordare quale sia l’ultimo matrimonio cui ho partecipato, e di sicuro è successo prima dei miei 18 anni, ossia da lattante. E come tale, non è che uno presti tutte ste attenzioni… umore alto, comunque, malgrado la carica di stress da ricerca della soddisfazione collettiva. Quanto alle implicazioni sentimentali della faccenda, c’è poco da fare, la cosa non mi spaventa e anzi, dopo il trasloco, inizio a vedere come sia cambiata la relazione tra me e lei, dopo che il 9 marzo 2007 l’ho chiesta in sposa, nel ristorante (o meglio l’osteria, visto che è Monsieur Tartare) dove eravamo stati la prima volta a cena. Insomma, una nuova avventura è cominciata, e a me non par vero…

A Siena, poi, ho pure visto il Palio dalla piazza, facendo montagne di foto che presto vedrete finire su flickr (il fatto che siano tante non implica che sono/saranno anche belle…me lo dico da me!).

Dalla settimana prossima, prometto più cazzate per tutti! Ma ogni tanto, vado sul personale anch’io…