Archivio per la categoria ‘padova’

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maurizio/a

Aprile 3, 2008

anche qui… ci sarebbero alcune cosine da dire. ma mi limito a segnalare, visto che siamo in par condicio (!) questa notizia.

Tenta di baciare Bossi, Paradiso cacciata

All’hotel Grand Italia di Padova, prima di entrare, si confessa: «Sono una partigiana del Carroccio. Io sono il federalismo, una regione a sé che si è gestita per 53 anni, tra gli squali. Da sempre faccio pubblicità occulta per la Lega a Colpo grosso e nelle mie trasmissioni». Non è bastato neppure questo per farsi accettare dal popolo leghista e per abbracciare Bossi.

a leggere la notizia per intero, che viene descritta come un fuori programma, tra il grottesco e il malinconico, si capisce che la situazione è chiaramente di una persona alla deriva. L’unica cosa che colpisce definitivamente è l’inciso “da sempre faccio  pubblicità occulta per la Lega a Colpo grosso e nelle mie trasmissioni“.

oh.my.god.

(ora, non voglio nemmeno entrare in discorsi circa la decenza della pubblicità occulta durante la visione di donne che mostrano le tette e si tocchiciano e secondo necessità limonano duro mentre da casa arrivano telefonate di gente che ansima e sibila più di un treno a vapore…) il problema è che io non me ne sono mai accorto, durante gli anni della mia preadolescenza. il travesto ce l’ha duro, il leghista medio va a travoni… è un cerchio. e, cazzo, mi sa che la propaganda funziona…
ps. oggi servizio ai tiggì per la CONFERENZA EUROPEA SUL CLIMA, che si svolge indovina indovina a rovigo… anche qui, a parte il fatto che rovigo non esiste (come ho già avuto modo di sostenere), mi sapete dire perchè nel servizio c’erano le immagini del tram che passa in prato???

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road trip – a very very long post

Febbraio 22, 2008

c’è chi dice che cani e padroni si assomigliano. ecco, credo anch’io. e questo assomiglia al mio compagno di viaggio dell’altro giorno. Eccone una cronaca…

Il cliente, che chiameremo Graziano per proteggere la sua immagine, mi aspetta alle 6.00 a Conselve -vi tralascio il trauma del risveglio alle 5, la vestizione per l’udienza, la strada con gli occhi a saracinesca abbassata- immobile nel suo gippone. Dobbiamo andare a Terni, dove, ricorderete, ero già andato proprio per lui. Graziano nella vita fa l’autotrasportatore. Beh, non è esatto: “mi guido i camio” e l’ampio spazio nell’arcata dentale inferiore mi accoglie all’ingresso in macchina, pronto a mettersi sulla strada. Diciamo che ero un po’ preoccupato per come fosse vestito, ma appena l’ho guardato ho capito che aveva capito l’importanza dell’avvenimento ed aveva indossato una elegantissima camicia di flanella su un pantalone beige chiaro (che ben divide in due parti le rotondità addominale) e l’immancabile orologio d’oro delle grandi occasioni sui capelli ricci impomatati.

Ovviamente primi chilometri di studio reciproco, considerazioni sulla sveglia, niente di che. Sono bastati due minuti e Graziano, che mi aveva visto solo una volta prima d’allora, ormai è a suo agio. dalle ore 6.02 alle 8.30, prima sosta colazione, ho sentito un numero imprecisato di bestemmie. Mica era incazzato, è che la frase tipo di Graziano, ad es. “Voeva cambiare a machina ma no se scarica più gnente anca se a xe imatricoà autocaro ” viene punteggiata nella sua vocina stridula a metà tra alvin superstar e paperino (ma in più G. parla piano, che la maggior parte delle volte proprio non si sente qul che dice) da locuzioni tipo “ghetto capìo” (o la forma veloce “‘eto capìo“) e “dyucan” di cui ora vi mostro l’utilizzo. “Voeva ghetto capìo cambiare a machina ghetto capìo dyucan ma no se scarica più gnente dyucan anca se a xe imatricoà autocaro dyucan ghetto capìo 1. Come avrete capito la poetica di G. è qualche cosa che va oltre i tradizionali stilemi linguistici: non solo al posto della virgola viene usato dyucan ma ci sono innovazioni e invenzioni che vanno oltre la nostra comprensione.

Comunque, la discussione è stata appassionante sin dall’inizio. Non solo ho potuto rinfrescargli per 5 volte il perchè dell’udienza a Terni “ma mì so de Padova2 ma ho anche potuto 3 avere notizie sulle più recenti innovazioni della rete stradale da noi percorsa “el xe novo sto ‘utogril ghetto capìo” e mentre penso 4 che cazzo è sto odore…verrà da fuori, è la quarta volta che lo sento, non è possibile che venga da fuori, realizzo che G. ha un rilascio orario di gas metano da far invidia a un metanodotto e, soprattutto, sta scoreggiando senza emettere rumore da quando sono in macchina.

Il viaggio scorre (5-7). Sono più o meno le 10.00 quando G. mi sta raccontando alcuni suoi personali ricordi di viaggio in romania “i se inbriaga 8 ‘eto capìo, e i se da dyucan, ma sangue dal naso anca … ma setto che bòna a bira che i gà? ” e mi racconta di una grigliata; e in particolare di una pluri-divorziata rumena “e a xe anca inteijente” che sembrava essere attratta da lui per qualche motivo a me oscuro e lui con un coraggio da vero cuordileone la allontana e le impedisce di sedersi vicino a lui a tavola per via di un paio tra ex e attuali spasimanti rumeni presenti anch’essi alla griliata e verosimilmente pronti alla fase di cui sopra, si sente un boato e la macchina comincia a ondeggiare a destra e sinistra. Ci fermiamo e G. estrae fiero ‘a querta che tiene in bagagliaio per queste occasioni. Si scopre che a xe saltada ‘na vida dyugà ma tutte a mi e me capita , vite che collega la trasmissione alla ruota posteriore destra e si inizia la ricerca di un meccanico.

Trovata, dopo poco, un’officina G. espone il suo caso (e di certo non usando l’italiano) e chiede di potersi riparare la macchina da solo. Ovviamente non sarà così, ci si metteranno addirittura in due (G. stigmatizzerà a lungo poi questo fatto, anche nel corso del lavoro “ara che lavori! in du’! in du’, pa na vida!“) e alla fine, dopo una mezz’oretta di lavoro, il meccanico gli chiede venti euro (con la faccia di uno che dice mah, dammi ste due lire proprio per dire di non aver lavorato gratis…): G. gliele allunga come se gli stesse dando le 20 euro della sua prima comunione. Nell’ora successiva il refrain della conversazione: “Se g’era a casa, me a cambiava mì a vida ghetto capio!

395 km dalla partenza e quasi 6 ore dopo, siamo finalmente a Terni a mezzogiorno. Dopo aver fatto in tribunale, all’una ripartiamo e G. ha giustamente fame. Cerchiamo “una zona industriae dove che ghe sia na tratoria” e dopo aver insinuato che in Umbria non si mangia, troviamo un posto fuori dalla superstrada, a Sangemini. Menù fisso, 15 €. Ordiniamo, uscendo in realtà dal menù fisso, e si mangia. “Parchè mi me piaxe i primi ghetto capio. e no la roba alla piastra.” – fa Graziano. e mentre si bulla di aver detto in faccia a un ristoratore di Limena “dyugan, tientea la roba aea piastra !” , arriva la cameriera e G. ne approfitta per chiedere dei secondi: “ma la carne come xea?“.

Purtroppo, come immaginerete, la triste notizia è che in dotazione c’è solo la piastra. “Ah Madona …”- esclama a alta voce G. come flagellato da una terribile punizione divina, e mentre penso non lo farà davvero, lo fa, anche se smorzando la voce.

Qualche minuto dopo aver ripreso la superstrada, G. 10 è visibilmente affaticato dal litro di vino bianco che abbiamo bevuto (beh, forse più io che lui) e inizia a fare dei gesti in loop, come se fosse una nuova danza. Grattatina braccio dx, rimette mano sul volante; mano dx che stropiccia gli occhi e mano sul volante; mano sx che accarezza mento e poi mano dx che tocca il naso, e ciò ad libitum. Mi fa : “A prima area de servissio se butemo du’ ore“. Credo scherzi, ma realizzo che non è così quando mette la freccia e si ferma, ribalta il sedile e al motto di “ah, mì, caro, no vago mia a mettarme in pericoeo” chiude gli occhi e in tre secondi attacca la segheria.

Ovviamente, io non ho dormito nei 45 minuti successivi in cui G. ha avuto modo di girarsi 11-12 russare e rigirarsi più volte, sebbene in qualche modo il pasto, il vino e l’aria pesa della macchina me lo facessero desiderare. Ripartiamo, e – incomprensibilmente – la conversazione langue. A un certo punto, azzardo un “Bella l’Umbria, eh?”. Risposta: “Eh. – seguono 20/25 secondi di silenzio -Tante coline“.

Scorre nel frattempo 13-15 la Romagna, poi l’Emilia, sotto i nostri silenzi, riempiti dall’autoradio, con Graziano che tiene il tempo con la mano che tiene sul cambio, e si lancia addirittura in scossettine sulle note di Prince ” U don’t have 2 be rich
2 be my girl… “.

Sono le 19.30, e da Ferrara in poi, è stata un’agonia… anche se ormai siamo quasi arrivati, non ne posso davvero più. All’altezza di Anguillara Veneta, finalmente, arriva in zona cesarini il gol della bandiera: G. 16-Scriptabanane 1! La partita si chiuderà un quarto d’ora dopo, con il punteggio fissato sul 16-3.

Ah. quasi dimenticavo. L’udienza? Non c’è stata, mancava il giudice. :)

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La fiera.

Agosto 28, 2007

La fiera. Borse, borsette, tappeti, tappetini per il bagno, jeans, padelle, dolci, il porchettaro, orecchini, braghette da calcio e magliette “originali”, bonghi e maschere da muro, libri (immancabile “La pesca nel lago”, 3€, o il manuale sullo yoga), binocoli, orologi da muro e canne da pesca. Ed etnie, quante: al giorno d’oggi, cingalesi, cinesi, veneti, marocchini, senegalesi. Stavo camminando in questa distesa di ombrelloni, sotto i quali i più organizzati possono sfoggiare persino una macchina per cuocere il riso e bacchette per tutti, quando mi sono trovato a pensare che senso abbia, al giorno d’oggi, una cosa come questa, dove i calzini di spugna stanno in fianco a chi vende orecchini o altre amenità new-age, con la merce che urla “costo quel che duro”: 5 € due giorni, 15€ tre lavaggi… E mi sono ricordato di quando mio nonno mi portava ragazzino alle fiere d’agosto in montagna: stessa storia, stessa atmosfera, giusto con quel filino di consapevolezza e cinismo in meno. E quanto gli dava sulla voce mia nonna con quei suoi acquisti che portava fieramente a casa e che lei non poteva sopportare, perchè inutili o troppo costosi. Ricordo come se fosse adesso quell’attrezzo magico per fare le verdure alla julienne, di plastica gialla con il coso per non tagliarsi le mani fatto a cipolla, con lo stantuffo che scendeva man mano che la verdura perdeva di volume, di plastica anch’esso, ma marrone. E com’era tagliente quella lama…a passarci le patate senza la protezione, ogni volta era un brivido quando si inceppava e le dita passavano vicino vicino. Ecco, quel coso – proprio lui, ma bordeaux, e proprio mentre stavo ripensando con amore al mio nonno – l’ho visto! Lo fanno ancora, e la bancarella era un tripudio di verdure alla julienne…secondo me, si vende ancora bene!

Comunque, qui, a Conselve, per non farsi mancare niente, c’hanno pure il banchetto di Scientology. A Tambre, allora, non c’era, e non nascondo che non ne sentivo bisogno alcuno…

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ma come si fa?

Agosto 28, 2007

quando uno si porta il pranzo da casa, nella specie, una bella insalatona (rucola/pomodorini/grana/no maionese), sana (ripeto: no maionese, e lo so che ci stava…il tonno non ce l’avevo sennò lo scolavo dall’olio e ce lo mettevo), colorata e gustosa, nel suo bel contenitorino di plastica, che ha perfino i piedini per il maggior grip all’austera scrivania, comprato apposta delle dimensioni ideali per starci in borsa, costato pochissimo (li mortacci…macchè pochissimo, ancora mi chiedo come ho fatto a dargli 6 €! mi sa che la colpa è dei piedini…). nonostante tutte queste situazioni favorevoli, una gran fame e tutto, ecco guardo nel cassetto dove solitamente ripongo gli effetti personali: tac! estraggo tovagliolo, e tac! coltello, tac! cucchiaio giallo di plastica, tac! dove cazzo è la forchetta?

ma porca maremma. e adesso, piadina al bar?

Tra parentesi, oggi c’è la fiera a Conselve. Le strade brulicano di bancarelle, e salgono alla finestra le chiacchiere svogliate dei cinesi… Ah, per non parlare dei problemi di parcheggio stamattina, stavo per pagare 2€ per il parcheggio custodito?! L’unica cosa che mi dispiace è di aver perso il cabaret di bepy e maria.

aggiornamento: ho mangiato con il cucchiaino.  e il mitico supercontenitore con l’effetto sottovuoto mi ha sporcato l’austera scrivania, nel tentativo di chiuderlo. ma porca… e i cinesi son sempre qui sotto che sghignazzano. sai che c’è? vado a vedere che stanno a fà!

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6 indizi che lavori in campagna

Luglio 25, 2007

1. Andando a lavorare, ti ritrovi almeno due volte alla settimana in coda dietro ad un trattore.

2. La padrona del supermarket di fronte a dove lavori non riesce a pronunciare la parola “mortadella”, che sostituisce immancabilmente con “mortandea”.

3. Il tuo capo, quando ti spiega che il lavoro che fai si basa essenzialmente sulle relazioni interpersonali, usa con convinzione la parola “rapportualità”, seguita da “se no, no ‘ndemo da nessuna parte”.

4. Nessuno riesce a pronunciare correttamente la doppia “s” di Alessandro.

5. Nel tragitto verso la tua scrivania, incroci animali che credevi estinti nella pianura padana, come forma di civiltà superiore fondata sul cemento e sul capannone.

6. Solo in un paese dimenticato da dio, può esserci un concerto di bobby solo in occasione della sagra.

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notizia della domenica

Luglio 16, 2007

si può fare un incidente con un cavallo? se lo chiedete a Z.E., vi manderà a cagare. il fatto è questo: mentre stava svoltando, tranquillamente, ad una curva si è strovato il parabrezza e il tetto della macchina sfondato da un cavallo… a Caselle di Selvazzano, mica nella Camargue dove i cavalli girano bradi, liberi e belli! la notizia, letta ieri sul mattino e linkata qui dal Gazzettino, mi ha molto divertito. il pensiero è: non si può mai star tranquilli… (mi astengo da facili battute tipo: eh, d’altra parte la new Beetle aveva bisogno di più cavalli…)

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araldica

Luglio 5, 2007

l’ultima volta che sono passato davanti al santo, qualche mese fa, avevano appena cambiato lo stemma del papa. Ah già, voi  non lo sapete! Siccome per qualche strano motivo la basilica di Santo antonio è formalmente extraterritorio italiano (sapete il concordato del ‘29, quello dell’84, quelle cose lì), sotto la statua c’è lo stemma del papa regnante. Ovviamente, ci mettono un po’ a cambiarlo, mica è come le filiali di antonveneta che al 3° giorno da che l’aveva comprata Abn Amro avevano già cambiato tutte casacca (ma questa è un’altra storia e non c’entra). E prima c’era quello blu e giallo di papa Woityla e ora c’è quello del pastore tedesco. ora, non so se lo sapete, ma l’araldica ha un sistema di creazione dello stemma tutto suo, e cambia da ecclesiastica a civile, tant’è che i nobili de noantri stanno a contare quante palle hanno nello stemma (dimenticandosi, magari, di averne nella vita). E così, oggi, mi sono chiesto cosa significasse lo stemma del paparazzi. Bene – ma vi avverto che state per collegarvi col sito del vaticano, per cui determinate persone che conosco si aspettino la scossa al momento del click ;) -  trovate la questione qui. E per quelli che desiderassero conoscere il regolamento tecnico della consulta araldica del regno (con ampie immagini di tipi di scudi et sim.) si connettano al sito del Circolo giovanile della nobiltà italiana (e siccome ho già fatto polemica poco più su, ometto di commentare il resto del sito, dal quale spiccano link al “nobiliario di sicilia” ovvero al “Gotha online”, con tanto di link allo stato di famiglia dei regnanti di mezzo mondo…lo stato di famiglia, dico! perchè non quello di residenza in bollo?). Quello che mi ha stupito di più è che i comuni e le regioni pagano della gente per fargli gli stemmi, tipo questo Marco Foppoli (che tra l’altro come stemma c’ha un troglodita che esce dal cimiero brandendo un bastone)! Comunque, per un punto di vista più sensato e riassuntivo leggetevi questo Ye Olde Graphics, che propone una cosa interessante: perchè i logo di oggi non possono essere descrittivi e  non si costruisce un vocabolario grafico comune? Si potrebbe fare anche con le persone nei biglietti da visita, no? Ma ho paura che il disegno per “stronzo” ci dovrebbe essere quasi sempre…

ps. ma lo sapevate che c’è una webcam che inquadra il sagrato del santo? ora basta fare i graffiti sulla chiesa, ragazzi!

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indizi

Giugno 20, 2007

Ho letto una volta su una rivista giuridica che “tre indizi non fanno una prova, come tre conigli non fanno un cavallo”. ne sono convinto anch’io. però… se penso che a padova la storia del blog dei temi perduti, in fondo, ha avuto una certa risonanza mediatica… e  se ci sommo tutti i cantieri che sono magicamente spuntati come funghi… dai, non sarà mica perchè questi hanno rotto i coglioni che stanno rifacendo le strade?

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c’è chi dice no…

Giugno 13, 2007

pelè e il rettore della basilica di sant’antonio hanno reagito allo stesso modo, dicendo “sono tutte sciocchezze”. e sì che il rettore di cui sopra ha reagito con una classe che non appartiene alla chiesa di questi tempi, quando ebay ha sostenuto di essere meglio di sant’antonio… certo, il presidente della veneranda arca di sant’antonio, certo sig. Gianni Bermo, è stato un po’ più ruvido e si è lanciato in un mezzo anatema su ebay blasfema, ma questo è un laico (nel mero senso di non-ordinato, non credo sinceramente sia uno di vedute laiche e liberali…) di quelli che va in giro in mantello a dire rosari. Eppure, per quanto mi riguarda, l’unico che poteva incazzarsi era pelé, quando dissero che “San Gennaro è meglio ‘e pelè”: senz’altro il santo è uno che c’ha sangue, ma vuoi mettere i piedi di pelé?

nel frattempo, a padova è circolata una lista di cento firmatari (con annesso blog) sulle politiche della giunta zanonato e i temi perduti da quanto previsto nelle promesse nel programma elettorale del sindaco. E il sindaco, giustamente, dice la sua. a mio sommesso avviso, l’iniziativa è lodevole, dal momento che serve in teoria a riaprire il dibattito politico nella città. e però, purtroppo, ideare è una cosa e governare è un’altra: ciò vale a livello di governo locale come nazionale, e creare direttrici di governo è molto più difficle che tracciarle. in definitiva…mi limito a riportare la polemica e chiudere il discorso.

e siccome il discorso puzza, vi segnalo anche questo:

metti fine ai problemi di odore personale!

c’è pure una linea per femmine, che si occupa di “vaginal odor crotch smell fish odors”, tante volte doveste averne bisogno per voi o la vostra compagna. per sapere come è nato il discorso, cliccate su questo post di un blog che si occupa di unusual business ideas that work.

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traffico intenso: brevi da padova

Maggio 22, 2007

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nella pausa pranzo, apprendo la notizia dell’anniversario della morte di mirco buso. pace all’anima sua, è stato un oste tollerante ed affabile. il vino, però, non glielo lascio passare: i brividi mi percorrono ancora tutto il corpo se penso a quella miscela incredibile di metanolo e schiuma rosa, bevuta a litri in giovane (e stupida) età.

sempre nella pausa pranzo, dal mattino, scopro che un 66enne, alle chiuse di voltabarozzo, è stato vilmente aggredito (avendo sicuramente la peggio) dalle oche ivi residenti. e io che pensavo fossero cigni! ma voi la sapete riconoscere un’oca da un cigno? o nei canali di padova scorrazzano allegramente tutte e due le specie? è certo che il tipo d’ora in poi si ciberà esclusivamente di bigoli al ragù de anara.Per riaffermare la supremazia della specie umana…o nella speranza prima o poi di mangiare il cadavere del proprio nemico?