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le notizie che non lo erano

febbraio 26, 2008

rubo a luca sofri il titolo per dire che – per quanto a molti di voi non interessi – quest’articolo è l’ennesimo esempio della sciatteria del giornalismo nostrano. I “poster choc” (“La campagna che in Italia scatenerebbe sicuramente molte polemiche… “) erano stati fatti paro-paro fa dall’udu (con cui collaborava l’asu all’epoca) 7/8 anni fa… e vorrei tornare a casa di mia madre per riuscire ad averne reperto fotografico, dal momento che ne erano stati fatti pure gli adesivi!!!

forse hanno usato perfino la stessa foto! e ovviamente non è stato intervistato nessuno studente italiano sull’annosa questione dell’edilizia universitaria studentesca!

non ho parole.

14 commenti

  1. cazzo mi hai rubato il post!
    l’ho visto e mi sono messo a urlare: non è possibile!
    in un certo senso ervamo troppo avanti


  2. comunque quando ho visto lo slogan ho iniziato a fare degli urletti… alla vista della foto sono iniziate le urla di disperazione e derisione del giornalismo italico…


  3. io non me ne sono accorto dato che 7/8 anni fa ero già laureato e ‘sta campagna non l’ho neanche vista… (mamma mia come sono vecchio). e comunque, parliamoci chiaro, certe problematiche le avevamo già risolte alla grande: altrimenti non mi so spiegare le macchine parcheggiata in quindicesima fila nel parcheggio dell’iris da mezzanotte in poi, o alle chiuse, (o in un’altra miriade di posti che ora non vado ad enunciare).


  4. camporella rulez.
    fino ai 25. poi la scomodità diventa insopportabile.


  5. verissimo. se prima è una norma poi diventa davvero insopportabile, a meno che non sia un simpatico diversivo. comunque quelli del corriere tengono ancora la notizia in homepage, nessuna correzione, nessuna scusa… che sfigati!


  6. e al di là delle cose giuste che hai scritto, l’altra cosa che è interessante sottolineare è la parola “scandalo” associata all’immagine di due corpi nudi mentre fanno sesso.
    Lo scandalo è usare immagini perfettamente naturali in un paese sessuofobico come il nostro.
    Poi puntando l’attenzione sul sesso si evita di parlare dell’oggetto della campagna.
    Analoghe strategie di comunicazione sono usate ogni volta che si affrontano argomenti (sopratutto sulla sessualità – vedi prevenzione e profilassi) che imbarazzano non tanto i cattolici quanto sopratutti gli atei duri e puri. Sono loro che mi stupiscono per quanto sono borghesi tradizionalisti e bigotti.


  7. @ souffle (e in parte giacomob): condivido. mi pare proprio che quell’articolo riassuma uno dei mali del giornalismo italiano (l’amore incondizionato per il copia-incolla da internet) e uno della società italiana, la visione sessuocentrica e sessuofobica del mondo.
    La vedo solo io la contraddizione nell’usare le tette per sponsorizzare anche il gorgonzola (peraltro complimenti alla mamma della ridolfi) e al tempo stesso fare tutte quelle storie se in un manifesto si mettono due persone che fanno l’amore o, peggio, si baciano se gay? e parte tutta la manfrina della pubblicità di dolce&gabbana che mette al servizio del vil denaro l’immagine di una donna oggetto legata da molti maschi palestrati…


  8. giustissimo. Però occorre anche tenere conto (e i pubblicitari lo sanno) del maschio italiano che come vede un paio di tette non capisce più nulla.
    I miei amici francesi (e le francesi) sono sempre stupiti (le amiche francesi incazzate) che in Italia si debba ricorrere alla figa per vendere non solo del formaggio ma anche auto e telefoni, divani e stracci per pavimenti.
    Se si guardano le pubblicità delle multinazionali si nota come solo in Italia si usano le donne per vendere prodotti non legati al sesso (tipo creme shampoo ecc.) ma di largo consumo (auto, telefoni, assicurazioni ecc).
    La pubblicità di D&G accusata e condannata dal Giurì, riflette però un sogno erotico di molti maschi (rapporti di dominazione, gang bang) e insegue quel tipo di immaginario.
    Se il maschio non avesse quel tipo di immaginario forse non ci sarebbero quel tipo di pubblicità.
    Sulla iconografia pubblicitaria gay, anche qui si nota che, ad esempio, mentre all’estero tutti gli stilisti pianificano commercial in video e su carta specificamente per il pubblico gay, in Italia non solo non lo fanno (o raramente) ma nemmeno pianificano i loro marchi su riviste gay (per paura del ritorno netagito di immagine), come avviene invece normalmente i USA, ad esempio.

    Allora forse non c’è qualcosa che non va nei pubblicitari o nelle aziende, ma nei consumatori maschi e nel silenzio delle donne, che peraltro hanno capito da subito come usare il loro corpo.
    La differenza è tra le 20enni stupide che si danno via per niente e quelle intelligenti che si fanno pagare bene. In mezzo, molta tristezza.
    Io sono molto attento alla comunicazione pubblicitaria perchè la ritengo il vero specchio di quello che è un Paese. Noi italiani siamo così.


  9. complimenti per le tue parole.

    il dubbio che mi resta, però, è un po’ quello delle scorse elezioni: com’è che nonostante tutti quelli con cui parlo, chatto o bloggo mi diano ragione o la pensino come me (o annuncino la stessa intenzione di voto) finisce che poi, alla fine dei conti (o allo spoglio delle urne), siamo sempre quattro gatti e le cose invece che migliorare vadano addirittura in peggio?


  10. complimenti per le tue parole.

    il dubbio che mi resta, però, è un po’ quello delle scorse elezioni: com’è che nonostante tutti quelli con cui parlo, chatto o bloggo mi diano ragione o la pensino come me (o annuncino la stessa intenzione di voto) finisce che poi, alla fine dei conti (o allo spoglio delle urne), siamo sempre quattro gatti e le cose invece che migliorare vadano addirittura in peggio?


  11. Fanculo les etudiants.Dopo anni passati a sbattersi (non specifico cosa) sui libri uno pensa di andare a lavorare. Oltre alla precarietà del lavoro che è un’emozionante scoperta, rintuzzata dalla povertà intellettuale dei lavori che si risescono ad accattare, magari pensa che trasferendosi altrove abbia più possibilità. Ma dovrai pure dormire in qualche posto no? Avere una casa…Poi scopri che quello che paghi per una misera stanza corrisponde all’affitto della casa di 4 stanze del tuo amico. E lui ha pure il giardino. la casa è il vero problema, non gli alloggi per gli studenti. Personalmente ho cambiato parecchie case (e parecchi lavori). Ma la situazione è rimasta sempre la stessa, almeno per la casa.


  12. dipende sempre dalle persone che frequentiamo.
    Una critica cinematografica americana una volta disse: “non capisco come abbia fatto a vincere Nixon. Tutte le persone che conosco non hanno votato per lui”.
    Purtroppo le persone che frequentiamo non sono la maggioranza che poi vota.🙂
    un saluto.


  13. @souffle: ma anche per fortuna! in fondo, sono un po’ morettiano in questo…

    ringrazio per i saluti e per le visite… e tra l’altro, colgo l’occasione per segnalare agli altri lettori che anche il tuo è un cine-blog molto valido!


  14. @ Souffle
    Lo scandalo non è rappresentato dai due corpi nudi ma dal fatto che stiano facendo sesso nello stesso letto in cui stanno dormendo i genitori. Ad essere onesti c’è un po’ di diffrenza…



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